Amnesie canine

È più o meno una settimana che il mio cane ha smesso di riconoscermi.

Okay, forse dire “il mio cane” è leggermente incorretto – essenzialmente è il cane di mia sorella, che se l’è preso in casa appena è arrivato, ma in generale è diventato il cane di famiglia. Chiunque mi conosca sa che non sono la più grande cinofila del mondo, ma adoro Zoe e ultimamente con Vento stavo andando d’accordo: a volte saliva a trovarmi in casa, gli davo da mangiare spaghetti dal mio piatto, gli piaceva farsi grattare il petto. E io lo amo, davvero: è il cane più gatto che abbia mai visto. Il che okay, significa che è stronzo. Ma anche che non mi fa sentire minimamente in colpa se lo ignoro per sbaglio, che è praticamente l’ostacolo principale del mio rapporto con i cani.

Ma una settimana fa, di punto in bianco, ha deciso che non gli tornava la mia presenza in casa. E da allora scappa ogni volta che mi vede, si nasconde sotto il divano, a volte mi ringhia da lontano. Abbaia se mi vede sul balcone. Se mi avvicino ad accarezzarlo e non può scappare, resta rigido come uno stoccafisso e punta gli occhi di fronte a sé, come per astrarsi dal momento.

All’inizio ci ridevamo sopra. Mi dicevano che è colpa mia, che sto sempre troppo chiusa in casa. «Devi farti vedere di più in cortile», scherzavano. «È stato vederti armeggiare con i fiori che l’ha mandato in crisi».

Adesso sono passati sette giorni, però. E le ho provate tutte: ignorarlo, stargli addosso, parlargli dolcemente, dargli da mangiare.

Mi sembra di avere a che fare con un lupo.

Stasera, a cena, mentre gli altri parlavano, ho provato di nuovo a dargli qualche pezzetto di pane dalla mano. Lui si avvicinava il meno possibile e allungava il collo più che poteva per riuscire a prenderlo senza sacrificare nessun centimetro di distanza. Ed è bastato un cambiamento minimo – mia madre che si spostava, forse, o qualcuno che alzava minimamente la voce – per farlo scappare del tutto.

Dopo sono uscita a cercarlo, pensando che boh. Forse, come in un film, sarebbe andato tutto a posto se mi fossi impegnata davvero. Avevo un tozzo di pane in mano, lui era seduto in punta alle scale e mi guardava fisso. Ho staccato un pezzetto e gliel’ho tirato. Lui si è alzato, ha mosso un passo; l’ha mangiato. Io gliene ho tirato un altro un po’ più vicino. Lui ha mangiato anche quello. Ma non si è azzardato a venire a prendermi il resto dalla mano. E quando mi sono mossa per sedermi, come a convincerlo che potevamo passare insieme un po’ di tempo, anche se a distanza, è corso giù dalle scale abbaiando ed è rimasto a fissarmi dal cortile, attraverso gli spazi tra le sbarre della ringhiera. Quando è risalito, continuava a borbottare.

E non so, c’era qualcosa di surreale in quel momento. Io seduta a terra con un pezzo di pane in mano, i capelli ancora leggermente umidi perché li ho asciugati al sole, come se fosse già davvero estate e non uno strano maggio un po’ stanco e un po’ irreale. Lui bellissimo, bianco e angelico, seduto a fissarmi come se fossi una sconosciuta che gli è piombata tra i piedi senza chiedere permesso, che non sa bene inquadrare e preferirebbe si levasse di torno.

Mi è venuto anche da piangere, a un certo punto. Ma non so se era un tentativo del mio sistema nervoso di manipolare Vento – che essendo un cane molto gatto, ergo stronzo, se n’è sbattuto altamente della mia tristezza e ha continuato a fissarmi da lontano – o qualche altra reazione emotiva non ben precisata, perché questo non è un periodo di tristezza. Ma è una sensazione strana di impotenza, avere a che fare con un animale complesso e testardo e un po’ disturbato e non avere la più pallida idea di cosa possa fare, di cosa sia successo, cosa sia andato storto e come riaggiustarlo: non ha logica, motivazione, non puoi fare nulla. Soltanto aspettare.

E sperare che domani magari si svegli ricordandomi che mi conosce da gennaio, che abbiamo fatto amicizia quasi subito, che sono una delle prime persone che ha visto e la proprietaria del gatto di cui è innamorato. Sperare che qualunque cosa sia successa se ne vada, come un sogno brutto. Che ritorni a essere soltanto un incidente di percorso.

Ma resta strano.

E non so bene il perché di questo post, ma sto cercando di riabituarmi a scrivere delle cose che mi succedono. E se tutto va bene, magari tra qualche anno mi sarò dimenticata del periodo assurdo in cui il mio cane fuori di testa ha deciso che no, io non gli risultavo. E mi verrà da ridere a rileggerlo.

O almeno spero.

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