Fantasmi

È qualche settimana che ho ripreso la ricerca di un romanzo sui fantasmi. È strano, perché non dovrebbe essere un’impresa impossibile, ma non credo di essere mai riuscita a trovarne uno che mi convincesse – che sfruttasse il potenziale che ci vedo dentro, che raccontasse una storia realmente perturbante, o almeno. Perturbante nel modo che sto cercando io.
La cosa che ci si avvicina di più, paradossalmente, è l’estetica di Hannibal, che di fantasmi non parla davvero ma ne è intriso lo stesso. O forse è soltanto una conseguenza di aver visto il Sesto Senso da bambina – il bisogno di sentire di nuovo quel brivido, di leggere una storia che parli davvero di permanenza, e di cosa significa avere a che fare con un’eco. Forse dovrei andare a recuperare quella storia letta online una decina d’anni fa, su Fictionpress, probabilmente: nella memoria, almeno, è l’unica che mi abbia lasciato qualcosa.
O provare a scriverla. Ma ci sto pensando da anni e ancora non sono riuscita a buttare giù una sola riga. Mi mancano gli strumenti, credo, vorrei avere una conoscenza un po’ più precisa degli standard del genere, prima. Solo, è difficile farsela se ogni volta che provi a leggere uno di quei libri inizi a sbadigliare alla terza pagina. (L’eccezione potrebbe essere stata The Haunting of Hill House di Shirley Jackson, perché tutto ciò che scrive Jackson è bellissimo, ma non ricordo di essere stata affascinata dal trattamento dei fantasmi neanche lì.)

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