Maturità

Ho sviluppato una strana tendenza, negli anni, a iniziare ogni storia con un ritorno a casa. Non è una cosa voluta, assolutamente – non è neanche una cosa pensata a tavolino. Semplicemente, ogni volta che penso a una storia nuova, al suo incipit, mi ritrovo un protagonista, un ritorno, la fine di qualche esilio più o meno auto-inflitto.

Che poi è lo stesso motivo con cui si apre “I segreti delle lucciole”, in fondo, ma lì aveva senso: ho iniziato a pensarci mentre ero a Siviglia, l’ho scritta pochi mesi dopo essere tornata dall’Erasmus. Adesso non mi muovo di casa da anni, eppure è come se non avessi fatto alcun progresso.

Forse è indicativo.

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Quasi estate

Non so se mi abituerò mai davvero all’influenza che ha la luce sul mio stato d’animo. Ho sempre detto che non potrei vivere bene più a nord di dove sono adesso, ma più passa il tempo e meno penso che sia un’esagerazione: sospetto che la ragione per cui i nove mesi passati a Siviglia sono stati i più belli della mia vita non fosse solo la città meravigliosa, ma il sole, il caldo, la sua luce.

La settimana scorsa qui era ancora praticamente inverno: cielo coperto e pioggia, umidità che impregnava l’aria senza alcuna promessa di schiarita. In due giorni è praticamente arrivata l’estate e io mi sento rinata, come ogni volta; mi sento leggera, morbida, rilassata. La mia vita non è cambiata in niente: ho ancora tre settimane di scuola, ho ancora la prospettiva di dover seguire la maturità fino a luglio inoltrato; ho ancora due traduzioni da completare nel frattempo. Ma è come se tutto avesse ritrovato la sua dimensione effettiva, di sfida quotidiana, invece che di macigno. Ed è un sollievo.

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