Di abitudini & transiti & incostanze coerenti

L’altro giorno, su un gruppo a cui partecipo, si parlava dell’abitudine o meno di lavorare contemporaneamente a più storie. Ci sto ripensando oggi perché mi rendo conto che agosto si avvia verso la fine e io l’ho trascorso a scrivere una quantità assurda di cose, ma in maniera poco meno dispersiva di quando passavo il tempo a macinare libri sulla scrittura e plottare una trama diversa a settimana. E non so bene che pensare, di questa mia incostanza.

Forse, sto semplicemente cercando la storia giusto nello stesso modo in cui si cercherebbe un vestito: facendosi guidare da colori e tagli e modelli, provandone uno dopo l’altro per vedere quale sta meglio addosso. Con il dubbio costante di stare scegliendo quello sbagliato.

O potrebbe essere la disabitudine, anche. Ho passato mesi senza scrivere niente, e quelli prima lavorato più che altro di editing; non riesco neanche a ricordare esattamente qual è stata l’ultima cosa nuova che ho scritto, e quando. L’estate scorsa, forse, quando cercavo di accumulare gli ultimi capitoli della Rosa per non farmi venire l’ansia durante l’autunno. E poi Rowan, d’accordo. Ma Rowan è sempre un altro discorso.

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The state of things

Facendo il punto della situazione.

Avevo quasi dimenticato cosa significa vivere senza scadenze che soffiano sul collo. Ho tutto agosto davanti – forse – per rimettermi in sesto e impostare il prossimo autunno: progetti e voglia di fare, come sempre in questa stagione, ma forse un po’ più tempo del solito per organizzarli in qualcosa di concreto.

Sto cercando di scrivere, finalmente: vorrei riuscire a mantenere un ritmo decente anche quando lavorerò di nuovo, ma avevo davvero bisogno, credo, di una finestra di tempo per guardare le cose con respiro più ampio. Ho passato gli ultimi mesi a sfornare un’idea dopo l’altra, ma al momento di concretizzarle sembravano tutti progetti troppo grossi o campati in aria per quel periodo strapieno.

Sto provando con Dormono gli Aironi, al momento. Nico e Blue, storie finite, archiviate, ferite ancora aperte. Finora sta venendo abbastanza, credo: ho scritto già intorno alle 7000 parole, la struttura è impostata, non prevedo enormi sorprese. Ho addirittura ben due triangoli che non dovrebbero sfociare in nessuna poly, il che per me è una specie di miracolo. Potrei farcela, se mi sforzo.

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