«Just need another season»

In questi giorni sto leggendo The crown ain’t worth much, di Hanif Willis-Abdurraqib, cercando di centellinarlo, in qualche modo, e continuando a meravigliarmi del talento.

Ultimamente mi sono capitati tra le mani tantissimi libri di poesia afro-americana ed è sempre un leggero disagio, in realtà, trovarsi a leggere (e amare) qualcosa che è così dichiaratamente non scritto per te. Come spiare dal buco della serratura, o apprezzare la bellezza di qualche sofferenza a te estranea. Ma sta proprio qui il talento incredibile di questi autori, credo: nel riuscire a far esplodere le parole con tanta forza – senza violare minimamente il lessico e la sintassi, ma potenziandoli soltanto – da lasciare senza fiato anche qualcuno che non ha esperienza diretta di ciò che denunciano, e senza scivolare mai nella retorica.

E poi adesso su Twitter sono incappata nella sua lettura di una delle poesie della seconda sezione, ed è un ritratto così spietato di cose così universali, in realtà, che non ho potuto fare a meno di condividerla anche qui. Perché è sempre strano, ritrovarsi così. Nelle parole di altri, per quanto lontani.

«(…) you may ask why I allow my face to
drown in less and less joy with each passing year and I will say
I just woke up one day and I was a still photo in everyone else’s
home but my own. or I will say I promise that my legs just need
another season, and then I will be who you fell in love with again.
and then I will probably just say I’m sorry that there was once a
tremendous blue sky and then a decade of hard, incessant rain

(da “When I Say That Loving Me Is Kind Of Like Being A Chicago Bulls Fan” di Hanif Willis-Abdurraqib)

La poesia completa – insieme a un’altra – si può trovare qui, sul vecchio sito di Drunk at a Midnight Choir, e merita. Qui sotto, invece, il video della sua – meravigliosa – lettura.

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