Schegge di domenica

  • Le sei del mattino sveglia, senza motivi utili. Il buio nella stanza, la luce fioca fuori. Il romanzo che stai chiudendo fermo agli ultimi capitoli
  • Il treno a tarda mattina, la panchina al sole, voci sparse sotto gli alberi del viale. Il tragitto sul bus sostitutivo trascorso a studiare insieme menu a distanza. Curve di nausea e l’imbarazzo di ogni scelta
  • Il piacere strano di camminare in casa d’altri, scalza
  • La scivolosità deliziosa degli spaghetti di soia che non mangiavi da troppo, troppo tempo sulla lingua. Sapori nuovi, sapori conosciuti. Il cavolo cinese che sta crescendo (poco) nell’orto, quello che accompagnava i funghi neri che S. ti ha suggerito
  • La casa di S., l’ocra giallo intenso della parete di mattoni, le finestre aperte, il legno scuro dei soffitti, dei mobili, delle travi. Vasi di terracotta e piante dappertutto. Quadri
  • Gli ultimissimi minuti di una puntata di Brooklynn 99 sul portatile. Tenerezze comuni
  • Parlare di gatti&vita&decisioni sedute sul divano, a tavola, per strada nell’aria ancora calda che sa già d’autunno
  • Rientrare in libreria dopo troppi, troppi mesi. Le copertine bellissime, l’elenco sterminato di titoli da cui scegliere. Il senso di inadeguatezza come un’ombra, leggerissima: l’invidia, qualcosa che morde appena. Uscire con due cose che volevi nella borsa, e troppe altre indietro. Lasciate al futuro
  • La meccanicità estenuante di questo nuovo spostarsi. La metro semivuota. Il tragitto diverso dell’autobus, un parco sconosciuto visto con la coda dell’occhio, verde verde e in mezzo il fiume. La voglia di scendere. Il dubbio: l’avresti fatto, se ci fossero state fermate?
  • I tempi morti. Le coincidenze inesatte. Le attese
  • Scendere dal treno in mezzo al temporale, rientrare a casa fradicia, con i lucernari che vibrano per il battere della pioggia. Il gatto nascosto sotto la scrivania
  • Una piantina nuova portata a casa nella borsa. Il pensiero, dolce: “Quando smetterà di piovere, la metterò in un vaso.”  
  • Il peso della settimana sullo stomaco, ancora. Accorgersi che è più leggero di prima. Pensare che, forse, questo basta.

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