Disordini affettivi stagionali

È tutto il giorno che sento un blocco di ansia in mezzo allo sterno, senza riuscire a capire se abbia cause oggettive – troppo lavoro, poca scrittura, mal di gola che si trascina da una settimana in tutte le forme possibili, novità che tardano ad arrivare, altre che arrivano e ti schiaffeggiano in faccia, dubbi esistenziali di varia natura, inconcludenza – o se sia semplicemente qualche forma di disordine affettivo stagionale: ogni anno mi capita, in questo periodo. (L’unica cosa buona, al riguardo, è che Sam Sax ne ha scritto in modo agghiacciante e divino e, ogni volta che ci penso, il nodo alla gola un po’ cambia e diventa più commosso.)

Nell’ultimo mese e mezzo ho – di nuovo – lasciato indietro un po’ tutto: smesso di vedere gente, rimandato i post da scrivere, riorganizzato i libri in lettura in un ordine che assecondi meglio le esigenze di questi giorni, fantasticato su mille trame diverse e riaperto non so quanti manuali di scrittura, come sempre quando non ho tempo di lavorare a una storia in prima persona. Ho consegnato una traduzione meno di un mese fa, un’altra la settimana scorsa, e adesso ne sto portando avanti due in contemporanea – anche se mi ero ripromessa di non farlo più, perché a volte la testa sembra davvero esplodere con tutte le storie mie e non mie che vi galleggiano dentro a sprazzi di parole – e non so. Ci sono momenti di sconforto un po’ stanco. Altri in cui mi chiedo quanto la sindrome dell’impostore abbia influito su tutto il mio percorso, dalle conoscenze lasciate cadere nel vuoto a quelle evitate per senso di inadeguatezza, dai tentativi mai fatti di propormi a qualcuno o per qualcosa alla determinazione con cui scelgo ogni volta le strade secondarie. Tutto intrecciato, sempre, in un groviglio inscindibile che è parte di me e a cui sono troppo affezionata, anche, per tentare di scioglierlo. Che poi è il principale problema, immagino.

I social non aiutano, credo. Da un lato, offrono un’illusione di socialità che s’infrange ogni volta che ti concentri sul fatto che la tua modalità di interazione tipica è ancora quella della lurker; dall’altro, ti mettono costantemente in contatto con le narrazioni che gli altri fanno di se stessi, ed è difficile mantenere un equilibrio tra l’istinto di mettersi a confronto e la tentazione a volte quasi irresistibile di sparire del tutto. Sono tante realtà parallele, che guardi come attraverso la parete di un acquario, e non hai le competenze sociali – perché, diciamolo, in generale ne hai pochissime^^ – per decifrarle per quello che sono, o anche solo immaginare un modo in cui potresti prenderne parte attiva. E costante. E intanto, quasi come bonus orrorifico, la giustapposizione atroce di storie gravissime e sciocchezze futili continua a prenderti a schiaffi un po’ quotidianamente: e l’hai sempre difesa, in realtà, come cosa inevitabile e anche necessaria, ma negli ultimi tempi risulta sempre meno digeribile. E non capisco se il problema sia il livello delle cose gravissime, che si fa sempre più pesante e opprimente, o quello delle cazzate, che ai tempi di Tumblr mi facevano onestamente sorridere mentre su Facebook il più delle volte non fanno che stancarmi in maniera diversa. Eppure, continuo a starci. Non sono sicura che sarebbe meglio, prenderne le distanze. Soggettivamente, forse. Ma sembrerebbe anche tanto una resa a parti di me che non dovrei assecondare alla leggera.

Poi okay, non è tutto terribile. Oggi con Maya siamo andate a fare la sua prima passeggiata vera e propria; nel senso, tenendola per mano e facendola camminare da sola. È stato adorabile. E sono giornate bellissime, anche se il sole ha un taglio crudele e faccio sempre più fatica a trovare pace nella bellezza della natura, quando la sensazione costante, come una vibrazione sottocutanea, è di qualcosa che si prepara gradualmente a espellerti; sto pensando tantissimo al seguito degli Aironi, e sono già innamorata dei protagonisti, nonostante tutti i loro difetti in questo caso spaventosamente evidenti, o forse proprio per questo. Negli ultimi tempi sono successe diverse cose che mi hanno resa ancora più orgogliosa del solito di quello che ho fatto – le persone che ho toccato – con la Rosa, e sto leggendo pezzi di una storia non pubblicata che amo a livelli difficili da spiegare (e che spero, prima o poi, anche altri potranno leggere e amare insieme a me). Sto cercando di impormi uno schema di letture più utile del solito, con almeno un romanzo italiano e uno latinoamericano ogni mese; vedremo quanto durerà, nonostante la vaghezza dei requisiti mi faccia sperare (questo mese, La luna e i falò di Pavese e Como agua para chocolate di Esquivel.) Non sto leggendo abbastanza poesia; forse il problema è anche quello. Ma ho scoperto – con triste e tardiva colpevolezza – Mary Oliver e, anche se sto cercando di ridurre un po’ la mole di libri da comprare, penso che qualche sua raccolta sarà uno dei miei prossimi acquisti. Ho consigliato a mia madre due romanzi che ho letto&amato l’anno scorso, e li sta amando anche lei. E in realtà nell’ultima settimana ho cominciato a sbloccare qualcosa, nonostante mal di gola & derivati; anche oggi ho sbrigato un paio di commissioni che mi trascinavo da tempo ed erano tipo sassolini nella scarpa. (Chissà se imparerò mai, a fare certe cose subito. Conoscendomi, presumo sia difficile.)

Il nodo di ansia rimane, però. Immaginò si scioglierà, piano piano, tipo blocco di ghiaccio; sembriamo avviarci anche verso la stagione giusta.

Il post è da prendere come una nota un po’ estemporanea.

Il prossimo, spero, avrà una tonalità diversa.

(E una data non troppo lontana nel tempo, mi auguro. *rolls* Ma la costanza, si sa, non è esattamente il mio principale pregio…)

 

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