25 dicembre

– Secondo te, non avrei potuto capire quella lettera di Emily L.?
– Un altro amore, diverso da quello che vivevo per te, non avresti sopportato di capirlo.
– E a te, mancava quella contraddizione, di essere in un amore che ti appagava e invocarne un altro.
– Non esattamente… né di invocarne, né di sperarne. Solo di scriverne.

Pomeriggio, seduta nel fascio di luce che il sole riversa in cucina. Il vetro caldo della porta contro la schiena, nonostante sia inverno; le spalle un po’ doloranti per il fantasma di uno sforzo. La traiettoria bassa della luce, quasi irriconoscibile rispetto all’estate; l’arco che il sole traccia sulle pareti opposte. In soggiorno il lucernario lo proietta proprio in corrispondenza del computer, lavorare alla scrivania il primo pomeriggio è quasi impossibile. Oggi sono rimasta lontana più a lungo. Non ho proprio lavorato. Né tradotto né scritto.
Soltanto letto.

La stufa scoppiettava, nascosta; ogni tanto dovevo ricordarmi di alzarmi a controllarla. Dal piano di sotto filtrava la musica che Ari mette ogni volta che Maya deve dormire – quest’anno, il Natale come tutto ha ruotato intorno a lei, sostanzialmente – e c’era una dolcezza strana nel fatto stesso di consumare pagine e parole con quella voracità frenetica; senza capirle davvero, ma lasciandosi condurre dalla musicalità della prosa, da quegli stacchi che contribuiscono all’intuizione del significato più che in qualunque altro romanzo abbia mai letto, quasi come fosse davvero poesia. Pensavo a lei, a come quest’anno il mio leggere sia stato definito da un ripiegarsi sulla visione più intimistica, memoir e confessioni e la maschera labile di una scrittura autobiografica. Pensavo a quanto mi spaventa. A quanto a volte penso che proprio perché mi spaventa dovrei provare a coltivarla, invece di fuggirla in ogni modo, tuffandomi sempre dentro un’altra storia.

(Ho in mente le Lucciole di continuo, in questi giorni. Michele, e la sua versione della storia che non ho dato, il progetto che vira verso una direzione diversa da quella che avevo immaginato all’inizio e forse proprio per questo più giusta. E non capisco se è una fuga. O una sfida.)

A Maya abbiamo regalato peluche, più che altro. Un orso gigantesco, un pinguino e un castoro più piccoli. Tutti e tre marroni. (Anche il pinguino, sì.) Li ha abbracciati mille volte come fa con tutte le cose morbide, premendovi contro la guancia, stringendoseli al petto come se volesse inglobarli. Ogni tanto quando la guardo cerco di immaginare come sia, sperimentare il mondo a uno stadio preverbale, avere pensieri che non sono veicolati da parole. Per me, anche solo immaginarlo è impossibile. Persino le cose che non so definire vivono nello spazio vuoto tra un significato e l’altro, l’elusività una rincorsa del linguaggio.

Trovare la Dickinson nelle parole di un’altra Emily, questo pomeriggio, è stato come l’addensarsi progressivo di un sospetto. La familiarità dei versi riassunti, il tema – la luce nei pomeriggi d’inverno, la loro traccia – poi la traduzione in prosa, «Tranne quella di una differenza interna nel cuore dei significati», e poche righe dopo, appena prima che il collegamento si palesi, la citazione originale, completa di maiuscole. E lo straniamento di ritrovarla, di ritrovarsi, di ritrovare entrambe.

A volte i libri ti vengono davvero incontro nel momento in cui ne hai bisogno. Sei consapevole della loro esistenza per tutta la vita, li eviti per chissà quali ragioni, e poi qualche stimolo si accende come una fiammella nel buio, ti avvicini titubante. E trovi quel che cercavi senza neanche saperlo. Senza saper spiegare perché sia l’incontro giusto.

(La settimana scorsa l’ho passata praticamente immersa nelle fanfiction. Di nuovo. A chiedermi perché, per quale ragione siano sempre loro, la fonte più consistente di piacere estetico&emotivo. Sembra assurdo. Ma quando sono stanca – una stanchezza di un certo tipo – mi ci areno per forza, con il rischio di annegare. Oggi Duras l’ho aperta soprattutto per scongiurare il rischio di non riemergere di nuovo per qualche anno. Forse per questo mi ha colpito tanto l’esserci rimasta tutto il pomeriggio. Ricaricandomi in un modo diverso.)

E quest’anno durerà ancora una settimana, e avrei voluto scrivere qualcosa di più compiuto. Non avevo messo in conto di scrivere neanche questo. Ma poi ho finito di leggere Emily L., e dovevo appuntare due citazioni, e ho pensato che tanto valeva fissare anche qualche altro ricordo. Non so quanto abbia senso. È il genere di post che su LJ avrei forse lockato. Non so se lasciarlo pubblico mi faccia un effetto diverso.
Non è propriamente un post natalizio.
Ma il mio Natale è stato questo, e immagino abbia senso lo stesso.

Il finale del romanzo sembrava un messaggio scritto apposta per me, da lontano. Ne avevo bisogno, credo.

Ti ho detto che bisognava scrivere senza correggere, non necessariamente alla svelta, in fretta e furia, no, ma secondo il proprio ritmo e il ritmo del momento che si attraversa, personalmente, in quella precisa contingenza, che bisognava buttar fuori la scrittura, maltrattarla quasi, sì, maltrattarla, non togliere niente della sua massa inutile, niente, lasciarla intera insieme al resto, non moderare niente, né precipitazione né lentezza, lasciar tutto allo stato di apparizione.

(Marguerite Duras, Emily L.)

 

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3 thoughts on “25 dicembre

  1. Stefania Covella

    Questo è proprio un post da LJ, di quelli che sono proprio una finestra intima sulla vita degli altri, un vedo e non vedo attraverso i riflessi sul vetro, la curva morbida di una tenda sottile che non nasconde nulla. Dovresti proprio coltivarla, la scrittura autobiografica, dovresti riprendere le Lucciole, anche. I cenni a Maya sono sempre la tenerezza, ci pensavo il giorno di Natale. Ci pensavo anche perché il mio fratellastro aspetta un bambino (o bambina, non sappiamo) e ci ha fatto l’annuncio, come due anni fa ci ha detto del matrimonio, sempre a Natale. E boh… pensavo a Maya, al fatto che non so nulla del vostro modo di passare le feste (da noi pugliesi è il classico cliché, cibo a non finire), ho aggiunto un regalo di Natale per lei al famoso pacco viola (che da pacco si è fatto psicodramma privato, come tutto) che ora dovrò per forza chiudere e spedire perché non entra più nulla, ma mi sembra sempre che manchi qualcosa. L’ho cominciato con una ragione ma poi, a un certo punto, ho perso il filo. Ho seguito impulsi diversi, ho aggiunto cose, ne ho levate altre che mi sembravano prima dolci e poi troppo stupide, imbarazzanti. E non ho più trovato il filo, non so più cosa doveva dirti, forse l’ho caricato di troppe aspettative. Forse l’ho fatto per una versione di Micol più indietro nel tempo, una che sentivo di conoscere meglio e mi sento come se questa potesse smascherarmi, capire a che punto mi sono persa, se mai sono stata sulla strada giusta. È una cosa tanto stupida, vero? Sarebbe stato bello, sotto l’albero, fate l’albero voi? Maya avrebbe aperto il regalo di Natale di una sconosciuta, e forse anche questo non avrebbe avuto tanto senso. E invece boh, ora è pieno e pesante e non so se dice quello che dovrebbe dire, ma non sarà mai abbastanza perfetto per me. Ma ora è pieno e non ho più scuse per non farlo partire. E siamo arrivati quasi al 2019 e, forse, questo pacco non farà più parte dell’arredamento di casa mia. Mi hanno chiesto tutti “cosa è quel coso viola?” e io ho sempre risposto “niente”, e invece sono tante di quelle cose che avrei potuto dire anche: tutto quello che un oggetto può dire al posto mio o una cosa che ha preso vita ed è cresciuta in questa casa, ha convissuto con me per mesi, ed ora andrà lontano per vivere con qualcun altro. E non capisco se c’ha un pezzo di me dentro, o se saranno solo oggetti che non avranno poi molto da dire e che non possono parlare per me, forse sono solo cose e riempiranno gli spazi, ma non sussureranno segreti. E questo è quello che avrei voluto dirti, non solo Buon Natale.

    1. Micol

      Per qualche impulso incomprensibile mi sono messa a spulciare la casella spam del blog e non potrei essere più grata di averlo fatto perché per qualche oscuro motivo il tuo commento era stato flaggato. E boh. Ho quasi pensato di non approvarlo e risponderti in privato perché è così intimo che non so, ero tentata di tenerlo per me e basta – come una cosa segreta – ma poi ho pensato che l’avevi scritto qui e insomma. Ci sta anche bene, l’accostamento delle nostre due intimità natalizie. (Da me le feste si sentono pochissimo da sempre, comunque, un po’ perché siamo uno strano connubio di atei/agnostici/spiritualità-indefinibili e un po’ perché anche il nostro rapporto con il cibo – e la convivialità – è un po’… particolare. Ma boh, c’è sempre un ridersi addosso per questa cosa stessa, il fatto che i nostri pranzi siano gli stessi del solito o quasi, con qualche variazione minima che a noi sembra già tantissimo, e l’impaccio di quando fai cose per cui non sei portato. Una tradizione l’assenza stessa di tradizione, direi. A Capodanno ho guardato qualche puntata di una serie con i miei e per la mezzanotte siamo andati da mia sorella per il brindisi, e la casa era praticamente al buio perché Maya non si era ancora addormentata bene, e Ari – quella che teneva di più alla tradizione, in realtà – ha passato il tempo a cullarla mentre noi bisbigliavamo e basta, e c’era pure l’orologio rotto. Non so. Ho attaccato a ridere quando sono entrata e ho continuato praticamente fino a dopo. Perché alla fine davvero ognuno ha le tradizioni in cui si riconosce, e ridere per la propria incapacità profonda di fare quello che agli altri viene naturale è praticamente il marchio della mia famiglia.^^)

      (E sono felicissima per il bambino del tuo fratellastro, spero che ti innamorerai di luilei quanto io mi sono innamorata di Maya, perché c’è davvero qualcosa di magico nel vedere una creatura nuova crescere e *diventare indipendente* – e con questo intendo, avere pensieri e gusti suoi, svilupparli pian piano, sorprenderti con i gesti più piccoli solo perché sono suoi, non nati da te. O almeno, lo è per me, che spesso faccio fatica a riconoscere che il mondo esiste fuori dalla mia costruzione mentale. E boh, ti riempie davvero in un modo diverso. A volte anche troppo intenso, come se non sapessi che fartene di questa protettività e tenerezza e voglia di darle tutto. Come se non avesse sbocco.)

      (E quel pacco ormai è diventato una specie di mito privato, credo, e lo amerò a prescindere solo perché è tuo, e sono sicura che lo amerò anche per tutto quello che ci hai messo, i fare e i disfare, e il fatto che potrò vederci dentro parte di quello che tu vedi di me che è sempre… una delle cose più intense, per come è fatto il mio cervello. E non so. Mi commuove anche solo il pensiero che lo stai facendo. Come se fosse davvero una parte di te, che prima o poi si staccherà e verrà in viaggio. E nulla. Quando inizio a incastrare una parentesi dietro l’altra mi rendo conto di stare scivolando su chine sempre più sussurrate, e che forse è il caso di chiudere, ma… Davvero. Grazie. E se ci sarà il regalo per Maya – che non sto a dirti quanto mi commuove, come cosa^^ – glielo farò aprire anche senza l’albero – che mia sorella aveva fatto, sì, perché i bambini li adorano e anche noi li facevamo^^ – e lei lo adorerà comunque, perché insomma. Le date, soprattutto a quell’età, sono quello che sono.^^)

      E ora chiudo davvero. E ti abbraccio, e ringrazio per questo regalo che mi hai fatto e si è quasi perso e ho riscovato per sbaglio quando il tempo dei regali avrebbe dovuto essere finito.^^ Ti voglio bene.^^

  2. Stefania Covella

    Volevo scrivertelo da un’altra parte, ma poi l’ho scritto qui, perché ti sei esposta sulla tua vita e qui lo fai poco (rispetto a LJ) e quindi era giusto dirlo qui, dove può restare senza perdersi tra i nostri mp. Mi prendo la responsabilità delle confessioni, lo faccio anche per rendere questo posto più casa, per far parte della spinta che ricrea qui quello che eravamo su LJ, dove parlavamo di libri, di musica ma anche tanto di noi. E di quello di cui non si parlava mai si scorgeva sempre l’ombra, si definiva nell’assenza, nell’aggirare il discorso, nei cenni leggeri ma pesanti. Quindi qui, dove restano. Ma, ovviamente, sentiti libera di oscurare, rispondere in privato e tutto il resto. Anche perché io l’ho fatto nell’incoscienza, non so qui chi ti legge, quanti ti leggono, chi c’è che già c’era su LJ. Grazie per lo scorcio sul tuo Capodanno, così divertente, tenero e atipico. <3

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