Fuochi

È un’angoscia sottile, l’odore di fumo nell’aria.
Quando questa mattina ho aperto la finestra mi sono detta che non potevano essere gli incendi nella Val di Susa, erano troppo distanti, probabilmente qualcuno stava solo bruciando delle foglie in un cortile. Ma sono passate le ore, l’odore non accenna a passare. E nel frattempo arrivano notizie di altri incendi, tutt’intorno: Ivrea, Castellamonte, Rivarolo. Il fumo diradato e invisibile che mi chiude un cerchio intorno alla testa da questa mattina è soltanto il fantasma di qualcosa che brucia più in alto, tra boschi e vallate.
Mi chiedo quanto debba essere forte, l’odore, là dove il fuoco si vede. Guardo il cielo, velato, ed è una minaccia discreta. Quasi in disparte.
È sempre strano, scoprirsi tanto impotenti di fronte a cose più grandi di noi. Ci penso ogni volta che si parla di un nuovo terremoto, un uragano, un’alluvione: terra e aria e acqua che si ribellano, o forse vanno semplicemente per la loro strada, e noi ci siamo in mezzo. Ma ciascun elemento si porta dietro un richiamo diverso, simbolico e astratto, e se l’acqua è ciò che rimane, ed erode, e nasconde, il fuoco ha una spietatezza feroce. E con il vento – secco, caldissimo per questi giorni di fine ottobre – diventa veloce, incontrollabile.
A parte quello in Val Susa – su cui, come ripete Wu Ming da giorni, c’è davvero un silenzio vergognoso – gli altri incendi sembrano essere limitati e stanno venendo soffocati in fretta. Ma non piove da mesi, e si sente nell’aria.
Non avrei mai pensato che, un giorno, addirittura io avrei sperato nella pioggia.

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